Damone e Finzia
Il racconto si svolge nella città di Siracusa, si
racconta la storia di Damone e Finzia, esempio di amicizia assoluta, che
consacra tutto alla fiducia reciproca e non lascia spazio ai dubbi.
Damone e Finzia erano stati amici fin da bambini. Ognuno dei
due considerava l’altro come un fratello e in cuor suo sapeva che non c’era
nulla che non fosse disposto a fare per l’amico.
Un giorno si presentò l’occasione di testimoniarsi la
profondità della loro amicizia. Ecco cosa accadde:
Dionigio, il tiranno di Siracusa, s’irritò sentendo i
discorsi che Finzia andava facendo. Il giovane filosofo diceva al popolo che
nessuno dovrebbe avere un potere illimitato sull’altro, e che i tiranni
assoluti erano dei sovrani ingiusti.
In un eccesso d’ira Dionigi convocò Finzia e il suo amico.
“Chi pensi di essere per diffondere la ribellione del popolo?” gli
domandò. -“Io diffondo solo
la verità” gli rispose Finzia. “Non c’è nulla di male in questo”.
“La tua verità recita che i sovrani hanno troppo potere e
che le loro leggi non sono giuste per i sudditi”. - “Se un sovrano ha preso il
potere senza l’approvazione del popolo, questo è ciò che vado
dicendo.”
“Questi discorsi sono un tradimento!”, gridò Dionigi. “Tu
stai cospirando per spodestarmi. Ritratta ciò che hai detto o ne subirai le
conseguenze”. – “Non ritratterò nulla”, rispose Finzia. “Allora morirai. Hai
un’ultimo desiderio?”. - “Si, lasciami andare a casa per il tempo
necessario di dire addio a mia moglie e ai miei figli e per sistemare le
faccende domestiche”.
“Vedo che non mi ritieni soltanto ingiusto, ma anche
stupido”, disse Dionigi ridendo beffardo. “Se ti lasciassi andare da Siracusa
non ho dubbi che tu non torneresti più”. - “ Ti lascerò un pegno”, disse
Finzia.
“Che tipo di pegno potresti lasciarmi che mi renda sicuro
del tuo ritorno?”, chiese Dionigi. In quel momento Damone, che era stato per
tutto il tempo in silenzio a fianco dell’amico, fece un passo avanti. - “ Sarò io il suo pegno”, disse. –“Tienimi
qui a Siracusa come tuo prigioniero, fino a quando Finzia non ritorni. La
nostra amicizia ti è ben nota. Puoi star certo che Finzia ritornerà fino a che
mi trattieni qui”. Dionigi studiò in silenzio i due amici. “Molto
bene”, disse alla fine. “Ma se vuoi veramente prendere il suo posto, devi anche
accettare la sentenza. Se Finzia non farà ritorno a Siracusa, tu morirai al suo
posto”.-“Manterrà la sua parola”, replicò Damone. – “Non ho nessun dubbio”.
Finzia fu lasciato libero di andare e Damone fu gettato in prigione.
Dopo molti giorni, poiché Finzia non si presentava, la curiosità di Dionigi
ebbe il sopravvento e il tiranno si recò nele prigioni per vedere se Damone fosse pentito di aver fatto un simile
scambio. “Il tuo tempo è quasi scaduto”, disse il tiranno di Siracusa
sogghignando. “Sarebbe inutile chiedere pietà. Sei stato uno stupido a fidarti
della promessa del tuo amico. Hai creduto veramente che avrebbe sacrificato la
sua vita per te o per chiunque altro?”. –“Ha incontrato qualche impedimento”,
disse deciso Damone. –“I venti gli avranno impedito di navigare, o forse avrà
avuto dei contrattempi lungo la strada; ma nei limiti delle umane possibilità,
sarà qui in tempo. Confido sulla virtù tanto quanto sulla mia stessa
esistenza”. Dionigi fu colpito dalla fiducia del prigioniero. “Presto
lo vedremo”, disse, e lascio Damone nella cella. Il giorno fatale
arrivò. Damone fu prelevato dalla prigione e portato davanti al boia.
Dionigi lo salutò con un sorriso compiaciuto. “Sembra che il tuo amico non sia
tornato”, gli disse ridendo. “Cosa pensi di lui adesso?”. Mentre stava
parlando, le porte si spalancarono e Finzia entrò vacillando. Era pallido e
ferito e stentava quasi a parlare per la stanchezza. Abbracciò l’amico.
–“Grazie agli dei, sei salvo”, ansimò. –“Sembra quasi che il fato stesse
cospirando contro di noi. La mia nave è naufragata nella tempesta, poi sono
stato attaccato dai briganti lungo la strada. Ma non ho mai smesso di sperare e
alla fine ce lo fatta. Sono pronto a subire la mia condanna a morte”.
Dionigi ascoltò le sue parole con stupore e i suoi occhi e il suo cuore si aprirono.
Era impossibile per lui resistere alla forza di una simile fermezza.
“La condanna è revocata”, dichiarò. “Non avrei mai pensato che
esistesse un’amicizia così leale e fiduciosa. Mi avete dimostrato quanto fossi
in errore, ed è giusto che siate ricompensati con la libertà. Ma in cambio vi
chiedo un grande favore”.
-“Di che favore si tratta?”, chiesero i due
amici.
“Insegnatemi come essere parte di un’amicizia così
preziosa”.
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