Piccolo Angelo

Un piccolo angelo triste si rifugiò tutto solo in un angolo remoto del paradiso per guardare sulla Terra.
Come mai, c'era qualcosa che non andava?
Gesù che l'aveva visto, con molta dolcezza gli si avvicinò e gli chiese:
"Perchè sei triste? C'è qualcosa che non va? Cosa ti manca?".

Non mi manca niente - rispose il piccolo angelo -
però invidio (non so perché) quei bambini laggiù, che giocano e corrono felici".

"Tutto qui? Allora vai! Sbrigati, cosa aspetti?".

Il piccolo angelo non se lo fece ripetere due volte.
Velocissimo, indossò un giubbotto per nascondere le sue splendide ali, infilò i jeans e scarpe da ginnastica ed eccolo trasformato in un bambino della Terra.

Appena arrivato, si unì al gruppo di bambini che giocavano a pallone in un cortile,
gli stessi che tante volte aveva ammirato in silenzio dal suo angoletto.

Adesso era uno di loro e... quanto si divertiva!
I piedi non abituati, gli facevano male, ma lui non ci faceva caso.

Continuò a giocare con passione, tanto che, sentendosi accaldato, senza pensarci si tolse il giubbotto,
come avevano fatto gli altri bambini.
Il gioco si fermò, tutti indietreggiarono, anche il pallone rimase per aria.

Il piccolo angelo si ritrovò, solo e buffo, in mezzo al cortile con le sue belle ali al vento.
Allora capì: no, non era un bambino, il suo posto non era quello!
Si ricompose un pochino, sorrise ai compagni di gioco, poi agitò le ali in segno di saluto e sparì.
I bambini pensarono di aver sognato e decisero di riprendere il gioco.

Ma il pallone, stranamente, era sparito.


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